Why Narvalo

Mascherine, facciamo chiarezza

La pandemia in atto, Sars - Covid19 - Coronavirus, ha fatto emergere con forza la necessità e l’utilità dell’uso delle mascherine.
Un oggetto che fino a pochi mesi fa era completamente fuori dal nostro immaginario merceologico e culturale improvvisamente, come già accaduto per la Spagnola ed altre pandemie, è tornato improvvisamente alla ribalta.

Per far fronte all’emergenza si sono da subito diffuse le informazioni più disparate che hanno alimentato un lungo dibattito arrivando a posizioni contrastanti. Abbiamo tutti sentito parlare di mascherine altruiste ed egoiste. Come spesso accade in questi casi sono nate decine di nuovi prodotti ognuno con un’apparente novità: mascherine trasparenti, mascherine in plastica o siliconi di diverso tipo, mascherine in tessuto dalle prestazioni incredibili. Si è discusso del valore delle mascherine tessili, della facilità con cui si possono produrre, ed autoprodurre, di come si possono sanificare e anche di come si può certificare in deroga.

Per dovere di informazione vorremmo di seguito provare a fare chiarezza.

Innanzitutto le mascherine non sono nate per e con il Coronavirus. Esistono da moltissimo tempo e sono utilizzate, almeno in Italia e in generale in Occidente, per scopi di protezione legati ad esigenze lavorative. Le principali categorie di mascherina infatti sono i DPI, Dispositivi di Protezione Individuale o Mascherine Filtranti, ed i DM, Dispositivi Medicali o Mascherine Chirurgiche (normativa europea UNI EN 14683:2019 + AC:2019). Come riportato sul sito salute.gov.it i DPI fanno riferimento alla normativa UNI EN 149:2009 mentre i DM si riferiscono alla normativa europea UNI EN 14683:2019 + AC:2019, sono quindi prodotti certificati che rispettano determinati standard. (per un approfondimento si veda la tabella di dettaglio a fine articolo).

I Dispositivi di Protezione Individuale

I DPI, disponibili con diversi livelli di protezione FFP1, FFP2 e FFP3, con e senza valvola, proteggono chi le indossa da sostanze quali polveri, polveri sottili, virus e batteri e, nelle versione senza valvola, proteggono anche l’ambiente circostante, perché impediscono la fuoriuscita del droplet. Le versioni con la valvola favoriscono la respirabilità, facilitando l’espirazione, permettendo di fatto di poter tenere la mascherina per più tempo rilasciando un minimo di droplet dalla valvola. Ovviamente la mascherina con valvola va usata in contesti in cui è permessa. I DPI sono poi di due tipi: Riutilizzabili e Non Riutlizzabili.

La caratteristica principale dei DPI, essendo per un uso professionale e certificati, è che devono aderire completamente al volto e sono dotate di lacci ed elastici che le tengono ben salde al viso dell'utilizzatore. Esiste una prova specifica definita al punto 8.5 della EN149, che alleghiamo per vostra conoscenza, che determina la prova di tenuta per assicurare che il fitting della maschera sia idoneo a più volti. In ambito industriale o medicale, gli utilizzatori sono anche sottoposti a specifiche prove di fitting, definiti secondo al UNI 11718, per assicurare la massima tenuta in ambienti particolarmente critici.

Che livello di protezione ha Narvalo?

Narvalo è un DPI certificato, senza deroghe, unico DPI tra i prodotti studiati appositamente per gli utenti comuni, di livello FFP3 riutilizzabile che, adottando la tecnologia filtrante BLS Zero, garantisce la protezione dal 99,9% di polveri, polveri sottili, tra cui lo smog, virus, batteri e anche odori, grazie allo stato ai carboni attivi. Rispetto al prodotto per uso professionale da cui deriva poi la Narvalo offre uno speciale tessuto a contatto con la pelle anallergico ed idrorepellente oltre ad una bordatura in materiale specifico per questo garantisce una vestibilità ottimale anche indossando gli occhiali.
Narvalo è Egoista o Altruista?

Narvalo è entrambe le cose, nasce come mascherina FFP3 ad espirazione facilitata, quindi Egoista, ovvero che protegge principalmente l’utilizzatore. Il filtro e la valvola la rendono una delle più confortevoli FFP3 sul mercato con un livello di resistenza inferiore ad un FFP1. All’occorrenza, quando si è in aereo o in un ospedale o in un ambiente chiuso con ridotta areazione, grazie al tappo COVID in dotazione, permette agli utenti di trasformare la mascherina da Egoista in Altruista in quanto il tappo, bloccando la valvola evita la fuoriuscita del droplet. In questo caso la respirabilità resta comunque di ottima qualità come testimoniano diversi utenti che l’hanno considerata simile ad un FFP2.

Narvalo è nata per il COVID?

Narvalo nasce nel 2018, ben prima dell’emergenza COVID, come mascherina super performativa da utilizzare in ambito urbano per proteggere gli urban commuter, i cittadini che si muovono in città a piedi, in bici, in moto, monopattino, da smog, pollini e batteri, quelli che vengono definiti i “nemici invisibili” nell’aria. Un problema noto e sottovalutato a livello globale che è la bandiera di Narvalo.

Narvalo infatti oltre a proteggere dal virus protegge anche dallo smog. Nonostante la pandemia in corso ed i lockdown infatti la problematica relativa allo SMOG non accenna a diminuire. Narvalo si propone come prodotto “consapevole” che oltre a proteggere con la sua estetica e qualità costruttiva vuole comunicare alle altre persone la necessità di proteggersi.

Le mascherine chirurgiche

Le mascherine chirurgiche sono dispositivi medici monouso costituiti da una sovrapposizione di strati, solitamente tre, in tessuto non tessuto, uniti mediante un processo di fusione a caldo; sono dotate di laccetti o elastici che ne permettono l’aderenza, seppur incompleta, al volto.

Forniscono una protezione nei confronti della diffusione di virus e batteri bloccando le goccioline di secrezioni respiratorie - droplet - emesse dalle persone malate che le indossano, evitando che le persone circostanti possano entrarne in contatto.

Tuttavia le Mascherine Chirurgiche:
  • non proteggono l’indossatore da sostanze fini che potrebbero contenere particelle infettanti di piccolissime dimensioni come i virus;
  • una volta usate, le mascherine chirurgiche monouso debbono essere immediatamente smaltite nella spazzatura;
  • vanno acquistate di provenienza certificata e su canali ufficiali. Va sempre verificato che le mascherine siano in possesso dalla conformità europea CE o che siano certificate presso l'ISS - Istituto superiore di sanità.
Comunque anche in presenza di queste certificazioni va specificato che le mascherine chirurgiche non garantiscono la protezione di chi le indossa in quanto la loro conformazione ed il sistema di fissaggio più blando dei DPI, spesso vengono ancorate alle orecchie, non garantiscono il rispetto del punto 8.5 della normativa EN149, ovvero la tenuta in ingresso. Sebbene ci sia un minimo di protezione se si entra in contatto ravvicinato con un soggetto che emette droplet questo viene inalato perché il tessuto non è filtrante quindi l'aria passa dalle intercapedini che comunque si formano sopra, sotto ed ai lati della mascherina. Il fenomeno e evidente perché le mascherine chirurgiche appannano gli occhiali e chi le indossa spesso deve allontanarle dalla bocca mentre parla in quanto, inspirando, il tessuto spesso si attacca alla bocca. Questo avviene con quelle economiche ma anche con i prodotti più ricercati sul mercato.

Le Mascherine di Comunità

Alle prime due tipologie, certificate, proprio in ragione della Pandemia in corso, si sono aggiunte delle altre tipologie denominate di Comunità che presentano diversi livelli protezione e che non sono dispositivi medici o di protezione individuale.

Questo tipo di mascherine possono essere prodotte in deroga alle norme vigenti sull'immissione in commercio, che può essere prodotta ai sensi dell’art. 16, comma 2, del Decreto Cura Italia. Prendiamo ancora a riferimento il sito salute.gov.it dove viene specificato che “ogni altra mascherina reperibile in commercio, diversa da DPI e DM senza marchiatura CE, non è un dispositivo medico né un dispositivo di protezione individuale; può essere prodotta ai sensi dell'art. 16, comma 2, del D.L. 18/2020, sotto la responsabilità del produttore che deve comunque garantire la sicurezza del prodotto (a titolo meramente esemplificativo: che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazione o qualsiasi altro effetto nocivo per la salute, non sono altamente infiammabili, ecc.). Per queste mascherine non è prevista alcuna valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INAIL.

Le mascherine in questione non possono essere utilizzate in ambiente ospedaliero o assistenziale in quanto non hanno i requisiti tecnici dei dispositivi medici e dei dispositivi di protezione individuale. Chi la indossa deve comunque rispettare le norme precauzionali sul distanziamento sociale e le altre introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid-19.”

Molte di queste mascherine sono in tessuto (TNT Tessuto non Tessuto) doppio o triplo strato, hanno il vantaggio di essere economiche, lavabili e quindi riutilizzabili, garantendo un'adeguata barriera naso e bocca. Sono considerabili come una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus. Per questo, non possono essere usate da chi opera a contatto con persone infette, né da chi presenta sintomi o da chi è risultato positivo al test, pur se asintomatico. Non sono neanche utilizzabili in ambito scolastico. Sono utili per proteggere gli altri da noi. Il cotone ha inoltre il vantaggio di poter essere colorato, a fantasia o anche stampato e personalizzato.

Le mascherine con tasca sono invece realizzate in vari tessuti, come cotone o poliestere, e sono fatte in modo da poter contenere un filtro in TNT o un presidio medico certificato acquistato a parte; in questo modo è possibile conciliare la sicurezza e l’igiene, con lo stile e la personalità, perché si può scegliere tra tanti colori e fantasie. Occorre in questo caso prestare attenzione alla cura della mascherina, al lavaggio e alla sostituzione dello strato filtrante.

Un’ultima tipologia, diffusa ma molto problematica in termini di sicurezza, è quella delle mascherine autocostruite o “fai da te” che è molto diffusa anche in rete dove imperversano tutorial casalinghi e non. In questo caso la mascherina può dare un falso senso di sicurezza soprattutto legata ai materiali e alla manutenzione, cura della stessa.

In un recente articolo di Milena Gabanelli e Simona Ravizza vengono messe in evidenza le differenze tra DM e mascherine lavabili certificate in deroga all’ISS. Nell’articolo vengono comparati anche i “costi” ambientali delle relative scelte, soprattutto in ambito scolastico.

La conclusione è abbastanza scontata perché le DM devono essere conferite in discarica e dovrebbero essere sostituite dopo 4 ore, quindi costituiscono un’enorme quantità di rifiuti in discarica, mentre le lavabili potrebbero generare un grande risparmio in questo senso. La questione fondamentale è che non ci sono certezze sull’efficacia delle mascherire lavabili e che queste dovrebbero essere lavate ogni giorno ad alta temperatura. Come evidenziato in un articolo su Repubblica del 15 Ottobre 2020 che rimanda ad uno studio pre-covid e quindi non analizza la situazione reale dell’efficacia del lavaggio ad alta temperatura in relazione al virus.

Tornando alla questione dell’impatto ambientale sicuramente si genererebbero meno rifiuti solidi utilizzando delle mascherine lavabili ma queste potrebbero avere un impatto importante sui consumi di energia elettrica, acqua e detergenti. Quindi volendo calcolare l’intero LCA (Life Cicle Assessment) non abbiamo elementi certi che ci confermano la tesi e soprattutto va sottolineato come il problema delle mascherine e della loro efficacia, se non si tratta di DPI, è tutto da verificare e molta della loro efficacia viene demandata all’utente che:
  • deve indossarla bene, coprendo naso e bocca, cosa non scontata;
  • deve curarla bene lavandola almeno una volta al giorno ad alta temperatura;
  • deve sostituirla rispettando le indicazioni dei produttori.

In conclusione

L’uso delle mascherine deve essere sempre combinato con altre azioni di prevenzione/igiene personale e respiratoria.

Va infatti sempre ricordato che nessuna misura da sola può fornire una protezione completa nei confronti delle infezioni ma soltanto una serie combinata di azioni può ridurre il rischio di infezione. Nello specifico:
  • lavare frequentemente le mani con acqua e sapone, o in assenza di questi, con soluzioni detergenti a base di alcol;
  • coprire naso e bocca con un fazzoletto quando si tossisce o starnutisce;
  • evitare di toccare occhi, naso e bocca con mani non lavate;
  • rimanere a casa, astenendosi dall'uscire.

Per maggiori approfondimenti

Consulta le normative

Schema riepilogativo confronto mascherine

Nel seguente schema riepilogativo è possibile avere un confronto diretto tra tutte le mascherine elencate nell'articolo. Le mascherine sono classificate in base alle loro performance filtranti ed a quante particelle bloccano durante la respirazione. Nello specifico sia riferimento a:
  • % Filtro in entrata
    si fa riferimento all'atto inspiratorio, quindi la possibilità che l'utilizzatore del dispositivo di protezione delle vie respiratorie possa inalare droplets e contrarre il virus. Più è alto il valore migliore è la performance della mascherina
  • % Filtro in uscita
    si fa riferimento all'atto espiratorio, quindi alla capacità del dispositivo di bloccare le particelle espulse durante la respirazione, Più è alto il valore migliore è la capacità del dispositivo di bloccare la fuoriuscita di droplets e quindi di limitare il contagio del virus.

Dispositivo di protezione delle vie respiratorie

% Filtro particelle in entrata

% Filtro particelle in uscita

Nessuna Mascherina 0% 0%
Mascherina Chirurgica in Triplo Velo 0% 90%
Mascherina KN99 - FFP3 98% 100%
Mascherina KN99 - FFP3 con valvola 98% 20%

La normativa UNI EN 149:2009

Si sente tanto parlare di questa normativa. Ma cosa stanno a significare queste sigle? Sono un acronimo. Vediamo di seguito:
  • UNI è la sigla dell'Ente nazionale italiano di unificazione, si tratta una associazione di tipo privato che hai il compito di redigere e condividere delle norme di tipo tecnico per tutti i settori sia industriale che commerciale. Quando è presente su un prodotto o un dispositivo significa che lo stesso rispetta delle norme tecniche che sono state stabilite;
  • EN è la sigla che identifica le norme elaborate da un comitato internazionale chiamato Organismo di Normazione Europea. I paesi membri dell'Unione Europea devono necessariamente rispettare queste norme in modo da armonizzare ed unificare tutte le norme tecniche in Europa. Un dispositivo o prodotto che possiede la normativa nazionale UNI deve necessariamente anche rispettare la norma europea EN, Pertanto in Italia l'acronimo UNI EN deve necessariamente essere presente in associazione;
  • 149:2009 è il numero della norma e la data in cui è stata redatta. La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN 149:2001+ l'integrazione A1 (edizione maggio 2009). La norma specifica i requisiti minimi per le semi-maschere filtranti antipolvere utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Qui puoi trovare l'intera norma.
È una norma di tipo tecnico che recepisce la norma internazionale EN 149:2001 + l'integrazione A1 del 2009 che descrive da un punto di vista tecnico come devono essere realizzati tutti dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Nonché la classificazione FFP1, FFP2, FFP3 cui gli stessi devono rispondere. Tutti i dispositivi di protezione delle vie respiratorie prodotti in Italia ed Europa devono rispettare questa norma e riportarla nel loro manuale tecnico o sulla confezione.

La normativa UNI EN 14683:2009

La normativa UNI EN 14683 del 2009 è la norma Italiana che recepisce la norma tecnica comunitaria che descrive le caratteristiche delle Mascherine Chirurgiche. Anche in questo caso valgono le considerazione fatte in precedenza. Nella norma sono descritte tutte le caratteristiche che deve possedere una mascherina chirurgica; a quali test deve essere sottoposta prima di essere immessa in commercio e come deve essere costruita.